Ferrara: il Territorio in una Città

II. Le fortificazioni bizantine nei territori dell’Esarcato


Il nucleo principale di tutto il sistema deltizio si rivela essere Ravenna, che incentra in sé il potere politico e militare: nel 567, infatti, venne fondato l’Esarcato che successivamente si organizzò in una rete nevralgica di poli minori, ma distribuiti sul territorio in modo tale da contenere l’avanzata longobarda.

 

L’Esarcato d’Italia (o di Ravenna) era una circoscrizione amministrativa: il supremo magistrato, l’Esarca, di nomina imperiale e quasi sempre un orientale, era un eunuco di corte che deteneva sia il potere civile che quello militare. La funzione d’Esarca, menzionata per la prima volta in una lettera di Papa Pelagio (556-561), diventò poi di uso regolare nelle epistole di Papa Gregorio Magno (590-604). Il titolo e la funzione (che secondo la gerarchia bizantina devono essere utilizzati uniti) sono “Patricius et Exarchus Italiae”, come si evince anche nel Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis dell’Agnello: tutti gli Esarchi erano infatti patrizi e avevano il grado più alto della gerarchia dei funzionari imperiali. Alla fine del VI Secolo la struttura economica e sociale dell‘Esarcato mutò, a causa dell’invasione longobarda e di problematiche interne al territorio, come la diffusione di peste e carestia che crearono un flusso migratorio diretto dalla campagna ai territori esarcali. Cambiò inoltre in questo periodo anche la struttura della grande proprietà terriera, innanzitutto per il passaggio dall’agricoltura alla pastorizia e in secondo luogo per la politica difensiva bizantina che portò alla nascita di un ceto di piccoli e medi proprietari vincolati al servizio militare. La fine del VI Secolo vide alcuni anni di tregua tra i Bizantini e i Longobardi che misero da parte per qualche tempo le loro mire espansionistiche e si dedicarono all’organizzazione amministrativa dei loro territori italici. Tuttavia, Ravenna, prevedendo futuri probabili attacchi da parte della popolazione longobarda, decise di fondare o di fortificare quattro nuclei militari: Voghenza (Vicus Aventia), Argenta (Castrum Argentae), Comacchio (Castrum Comiacli) e quella che poi diventerà Ferrara (Castrum Ferrariae).

  • Vicus Aventia (Voghenza):

Voghenza risulta essere un centro di notevole importanza in periodo tardo-antico e ciò emerge anche dai manufatti rinvenuti durante il periodo di scavi eseguiti nella sua necropoli. L’area deltizia padana fu inoltre scelta come sede della prima Diocesi: il 431 vide infatti Pietro Crisologo consacrare Marcellino I Vescovo di Voghenza. Dall’VIII Secolo in poi, questo centro fu soggetto ad un notevole declino a causa della forte concentrazione di interessi politici ed economici da parte dell’Esarcato nei confronti di Ferrara1.

  • Castrum Argentae (Argenta):

Argenta vide all’interno delle proprie vicende storiche la presenza dell’Esarca Smaragdo. Flavio Biondo, infatti, facendo riferimento probabilmente al testo dell’Agnello, nella sua Romandiola sostiene:

Argenta oppidum simul cum Ferraria a Smaragdo exarcho circumdatum”.

La funzione del Castrum Argentae, del quale non si conosce la precisa ubicazione, era quello di controllo della principale via di penetrazione verso il cuore dell’Esarcato: si attestava infatti sulla riva del Po di Primaro nei pressi del Monasterium di San Giorgio, fatto edificare dall’Arcivescovo ravennate Agnello attorno all’anno 5602.

  • Castrum Cumiacli (Comacchio):

Nel V Secolo, Comacchio passa dall’essere una zona marginale dell’Impero Bizantino a retroterra della capitale Ravenna: assunse perciò una funzione di primo piano, favorita dalla posizione sul litorale che la trasformò in un importante centro marittimo di scambio fra l’entroterra e i territori orientali. Fonti scritte sull’importanza commerciale di questo insediamento si hanno già nell’VIII Secolo, quando, nel Capitolare del 715, re Liutprando (690-744) rinnovò un atto del 603 circa i tributi dei milites comaclenses per il commercio di sale nel Regno Longobardo (Comacchio infatti utilizzava il sale come moneta di scambio). Un altro documento risalente allo stesso periodo del Capitolare è una epigrafe murata nella Cattedrale di Comacchio, secondo la quale il primo Vescovo Vincenzo edificò l’“Ecclesiae Sancti Cassiani civica Cumiacli” al tempo dell’Arcivescovo ravennate Felice (709-725)3.

  • Smaragdo e il Castrum Ferrariae (Ferrara):

È in questo periodo che si colloca la fondazione del Castrum di Ferrara che si venne a trovare in una posizione orograficamente privilegiata: fu infatti scelta la zona a ridosso del fiume Po altimetricamente più alta (siamo attorno ai 10 metri s.l.m.). Inoltre, tale area era assolutamente strategica perché era adibita alla difesa di uno dei punti di più facile guado del Po (è infatti antistante l’isola di Sant’Antonio che collega facilmente la riva sinistra con il borgo di san Giorgio).

All’inizio del VII Secolo, al governo dell’Esarcato di Ravenna vi era il patrizio bizantino Smaragdo (603-611 d.C), voluto dall’Imperatore bizantino Foca, ma già il precedente Imperatore Maurizio I l’aveva messo a capo della Circoscrizione Amministrativa ravennate dal 585 al 589. Smaragdo quindi nel 603 venne nuovamente inviato a Ravenna e sono diverse le fonti storiche che ritengono sia stato proprio lui ad ordinare la nascita e la fortificazione del Castrum. Una delle prime testimonianze scritte che vedono nell’Esarca Smaragdo il fondatore del Castrum la troviamo nel testo di Flavio Biondo “Italia Illustrata – Romandiola” edito nel 1474:

In ea vero insula,
qua duo hi rami a Vetri Pado quintodecimo fecundum ripam superiore distates miliario efficiun Ferraria est at secundum Veteri Pado apposita: qua civitate in historiis primum fuisse moenibus circondata a Smaragdo patritio, et Italiae exarcho ostedimus

Flavio Biondo ha sicuramente utilizzato come fonti storiche il Liber Pontificalis Ecclesiae ravennatis di Andrea Agnello e il Codex Carolinus: in entrambi questi testi è citato l’episodio dell’alleanza stipulata tra Stefano II e Desiderio, nella quale per la prima volta si menziona l’esistenza di un “Ducatus Ferrariae”. Un’ulteriore documentazione relativa alla costruzione del Castrum da parte dell’Esarca la si può trovare nel testo Historiae dello storico ravennate Gerolamo Rossi (Hieronymus Rubeus):

Zmaragdus Argentam er Ferrariam […] muro cintix

  • Il Forum Alieni

Molti storici non vedevano nel castrum il primo nucleo urbano organizzato che poi portò alla nascita di Ferrara ma facevano risalire questo evento all’esistenza del Forum Alieni. La prima fonte che cita questo luogo è Gaio Cornelio Tacito, che nelle sue Historiae (libro III, cap. VI) racconta della guerra tra Vespasiano e l’Imperatore Vitellio (15-69 d.C.):

Inde Patavium et Ateste partibus adiunxere.
Illic cognitum tris Vitellianas cohortis et alam,
cui Sebosianae nomen, ad Forum Alieni
ponte iuncto consedisse.
placuit occasio invadendi incuriosos;
nam id quoque nuntiabatur.

Nessun dubbio quindi sull’esistenza di tale Foro Romano, il cui nome con molta probabilità derivava da quello di una famiglia patrizia o direttamente da Alieno Cecina, Console e Generale delle armate di Vitellio che tra l’altro presidiavano il Foro stesso4.

Dal frammento di Tacito preso in analisi è possibile intuire che il foro si trovasse a ridosso di un corso d’acqua, il quale non poteva essere guadato a meno della presenza di un ponte (“ponte iuncto consedisse”). Il passo di Tacito inoltre ci fornisce anche una dimensione dell’ampiezza di questo luogo: conteneva infatti tre coorti (“tris Vitellianas cohortis”). La coorte è un’unità militare romana che comprende 600 uomini, quindi in totale il Forum Alieni ne conteneva almeno 1800, senza contare gli eventuali abitanti della zona. Se ne deduce che non si tratta di un piccolo presidio ma di una guarnigione militare di dimensioni ragguardevoli.

Tacito non ci indica la precisa ubicazione del Foro: le ipotesi più accreditate sono quelle che lo individuano in una zona compresa tra Este, Ostiglia e Ravenna. Sono comunque state aperte molte discussioni in merito. La fonte successiva a Tacito è Giovanni Boccaccio, che nel suo trattato “De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludis, et de nominibus maris“ (1355-60) senza riferirsi a Tacito, asserisce che il Forum Alieni coincida con l’attuale Ferrara e che in particolare corrispondesse ad uno dei suoi nuclei primigeni, il Borgo di San Giorgio. Il Frizzi5 invece nel XVIII Secolo afferma e cerca di dimostrare, studiando i testi di Tacito e del Boccaccio e analizzando le cartografie antiche, non solo che il “Foro d’Alieno” non si trovava a Ferrara, ma nemmeno nell’attuale territorio ferrarese. Ipotizza infatti che tale zona potesse trovarsi a poca distanza dalla città di Este6.

 


  1. Stella PATITUCCI UGGERI, I castra e l’insediamento sparso fra V e VIII Secolo, in Augusto VASINA (a cura di) “Storia di Ferrara”, Ferrara, 1987, vol. III, tomo II.
  2. Ibid.
  3. Ibid.
  4. Luigi UGHI, L’antico e il moderno parere attorno alla situazione del foro d’alieno, Stamperia del Seminario, Ferrara, 1806.
  5. Antonio FRIZZI, Guida del forestiere per la città di Ferrara, Tipografia Pomatelli, Ferrara, 1787.
  6. Ibid.